giovedì 18 gennaio 2007

Intervista al Prof. Montanari

Montanari: nanoparticelle e nanopatologie prodotte da tutti i processi di combustione
Il direttore scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena sostiene che «mentre il traffico è impossibile evitarlo perchè fa parte della nostra vita, i rifiuti possono non essere prodotti. E quelli prodotti possono essere interamente recuperati».
di Diego Barsotti


PONTEDERA (Pisa). C´è un personaggio che in questi mesi compare sempre più spesso sulle cronache dei giornali e che risulta tra i protagonisti della guerra agli inceneritori portata avanti anche dal comico Beppe Grillo, Si tratta di Stefano Montanari, direttore scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che proprio stasera sarà a Pontedera, davanti al Comune, per parlare dei rischi derivati dalle nanoparticelle prodotte dai termovalorizzatori. A Pontedera ovviamente è stato invitato perché la Provincia di Pisa, alle prese con una crescente produzioni di rifiuti, sta pensando all´ipotesi di un raddoppio del proprio impianto di Ospedaletto o alla costruzione di un nuovo termovalorizzatore a Gello, a pochi chilometri da Pontedera.Dottor Montanari, qual è il rapporto tra nanoparticelle e nanopatologie? «Il rapporto è assolutamente diretto. Queste polveri sono sospese nell’aria, vengono inalate e respirate entrando nei polmoni. Oppure quando cadono sui vegetali vengono mangiate ed entrano nell’apparato digerente passando nel sangue in pochi secondi ed entro un’ora vengono filtrati dai vari organi. Queste comunque sono cose risapute da almeno 30 anni. Uno studio buonissimo è quello presentato nel 2002 dall’università di Lovanio: purtroppo non esistono meccanismi per liberarsene: le nanopolveri non sono biodegradabili né biocompatibili. Sono un copro estraneo intorno al quale si formano tessuti di granulazione che provocano infiammazioni che a loro volta possono sviluppare cancro. Ovviamente non tutti, in medicina non esistono certezze, ma consideri che noi abbiamo fotografato le polveri più fini anche nel nucleo delle cellule» Esistono in natura le nanopolveri?«Si esistono, ma in percentuale irrisoria. Per il 99% le nanopolveri sono di origine antropica. In natura qualcosa viene emesso dai vulcani oppure dalle rocce che erodono oppure dalla sabbia del Sahara, ma si tratta più che altro di micropolveri che sono enormemente più grandi. Per farle capire tra nano e micro c’è la stessa differenza che passa tra la sua altezza e quella del monte Everest». Oltre agli inceneritori quali altri impianti producono nanoparticelle? «Tutti gli impianti e tutti i processi dove avviene una combustione. Il traffico brucia carburante, gli aerei inquinano immensamente più delle auto, perchè consumano di più e spesso si tratta di carburante di cattiva qualità. Le centrali elettriche, i cementifici, le esplosioni in zone di guerra. Pensi che il crollo delle torri gemelle ha fatto mezzo milione di malati causati dalle nanopolveri che si sono sprigionate in seguito alle altissime temperature».Quindi anche i magnificati impianti che bruciano biomasse per ricavarne energia? «Sicuramente sì. Ma è difficile ipotizzare un impianto a biomasse in regola, cioè che brucia solo biomasse. Queste centrali infatti sono di solito sovradimensionate almeno 100 volte rispetto a quello che dovrebbero bruciare. L’Emilia Romagna ha approvato un piano per costruire centrali a biomasse, ma per alimentarle bisognerebbe mettere a cultura canna infestante in un territorio grande il doppio della stessa regione. E allora che si fa, dopo qualche mese ogni centrale a biomasse viene trasformata in normalissimi inceneritori». Esistono studi che consentano di stilare una sorta di graduatoria nella responsabilità delle emissioni di nanopolveri?«Sarebbe possibile farlo ma bisognerebbe farlo di caso in caso. In un recente incontro a cui ho partecipato a Firenze una certa dottoressa Eva Buiatti epidemiologa, ha presentato dati non pertinenti paragonando la la California a noi. In realtà quello californiano è un ambiente completamente diverso dal nostro, dove praticamente non esistono inceneritori, c’è un traffico immensamente superiore perché non ci sono servizi pubblici, c’è un oceano freddo con entroterra caldo e una catena di montagne che blocca l’uscita dello smog. A volte presentare tanti dati serve solo a confondere chi ascolta, mentre sarebbe necessario conoscere tutti i dati prima di parlare. Il vero problema è che le nanopolveri non sono mai prese in considerazione, non esistono strumenti normativi e gli stessi medici non conoscendole non ne vanno a cercare gli effetti».Lei partecipa spesso a incontri e convegni contro i termovalorizzatori. Perché non si impegna nello stesso modo contro il traffico?«Innanzitutto la prego di non usare la parola termovalorizzatore perché noi non valorizziamo un bel nulla. Siamo sanzionati dall’Europa per questo, ci ha pregati più volte di non usare questo termine che è solo una truffa. I nostri sono solo termodistruttori. Detto questo è indubbio che il traffico sia un grandissimo produttore di nanoparticelle, ma tutta la nostra vita è basata sugli spostamenti ed è impossibile pensare di evitare il traffico. Mentre invece possiamo evitare le fonti inutili, anche perché un inceneritore non distrugge i rifiuti, ma li moltiplica. Quando lei mette immondizia dentro un inceneritore deve aggiungere calce, acqua, bicarbonato e tanto ossigeno. Tutta questa roba poi viene buttata fuori sotto forma di nanopolveri. Se lei considera anche il particolato secondario presente in atmosfera, per ogni tonnellata di immondizia che entra ne escono da 3 a 10 tonnellate, ma ridotto di dimensione. Il telefono che lei sta usando in questo momento non è tossico, ma se lei lo brucia diventa cancerogeno».Però, una volta recuperato dai rifiuti tutta la materia recuperabile, se io non incenerisco rifiuti ho bisogno di centinaia di camion che ogni giorno portano i rifiuti in discarica, spesso a centinaia di chilometri di distanza, producendo quindi smog e nanoparticelle.«La soluzione non sono certo le discariche. La soluzione è non produrre rifiuti, riciclando, riusando, recuperando. Berlino in 6 anni ha quasi dimezzato la quantità dei propri rifiuti prodotti. Il resto poi può essere trattato a freddo e senza emissioni di nanopolveri, vetrificando questi materiali da utilizzare poi per sottofondi stradali e coibentazione di edifici. L’inceneritore non è solo inutile e dannoso, ma è anche scriteriato dal punto di ecologico, perché moltiplica i rifiuti. All’estero vengono chiusi uno dopo l’altro, pensi che i pochi rimasti in Germania per farli funzionare importano immondizia dall’italia».

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